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Arthur Conan Doyle, l’ombra di Sherlock Holmes

paper-conan-doyle-cultstoriesOdiava Sherlock Holmes, Sir Arthur Conan Doyle. La sua creatura più famosa, con cui ha dato vita al genere letterario del giallo deduttivo, era al tempo stesso la più detestata. Il motivo? Oscurava il suo personaggio in termini di notorietà. Questa, almeno, la motivazione trapelata dalle biografie. Forse il risentimento dello scrittore proveniva da un altro motivo.

Non tutti conoscono i tentativi di Conan Doyle di avviare una carriera da investigatore privato, proprio come il ‘suo’ Holmes, ma un approccio alle ricerche non propriamente pragmatico minò la sua credibilità nell’ambiente e nella società. Egli infatti era un seguace dello spiritismo, corrente di pensiero sviluppatasi nella seconda metà dell’800, per cui vi sono fenomeni spiegabili soltanto ammettendo l’esistenza di intelligenze incorporee, gli spiriti appunto. Conan Doyle era perciò un habituè delle sedute spiritiche, ed era convinto che ogni mistero potesse essere risolto con l’aiuto delle forze psichiche, pur non dimenticando mai l’importanza degli esperimenti e dell’approccio scientifico, reminiscenze del suo passato di medico. Sebbene la sua credibilità vacillasse col tempo, i casi da lui seguiti furono spesso brillantemente risolti.

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sir Arthur Conan Doyle durante una seduta spiritica

Nel 1904 Conan Doyle si iscrisse al Crime Club, un’associazione di dilettanti dediti alla criminologia. L’aspetto più intrigante di quest’attività era lo studio degli errori giudiziari. Per questo si dedicò con impegno al caso di un uomo accusato di alcuni tentati omicidi e mutilazioni ad animali, tale Gerge Edalji. Fece indagini che rendeva pubbliche attraverso la stampa, studiò tutti i documenti ed incontrò più volte l’imputato con l’obiettivo di far cadere tutte le accuse, perché convinto della sua innocenza. Gli venne in aiuto il suo background medico: creò un albi secondo cui le diottrie di Edalji non gli avrebbero mai permesso di fare quello di cui era accusato. Il primo caso fu quindi un successo, sulla scia del quale fu chiamato dagli avvocati di un certo Oscar Slater, accusato dell’assassinio di una donna, per effettuare indagini che discolpassero il loro cliente. Benché non pienamente convinto dell’innocenza dell’uomo, Conan Doyle individuò elementi di ‘ingiustizia giuridica’. Ci vollero 15 anni, ma alla fine le accuse caddero e Slater tornò in libertà. Contemporaneamente a questo caso, lo scrittore si dedicò ad altri, relativi ad omicidi e sparizioni misteriose. Egli possedeva un sesto senso che portava la polizia a consultarlo sempre più frequentemente, almeno fino al momento in cui questa non scoprì che il suo sesto senso contemplava l’esistenza di spiriti e presenze soprannaturali.

Un caso eclatante fu quello che coinvolse una collega, nonché sua erede nell’ambiente letterario del giallo, Agatha Christie. Conan Doyle risolvette il mistero della sua breve sparizione grazie ad un guanto, che gli comunicò, con l’aiuto di espedienti soprannaturali, dove fosse la donna.

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La carriera di investigatore gli venne in aiuto anche per risolvere un caso che coinvolgeva qualcuno a lui molto vicino: il suo fedele cane Roy, accusato di aver ucciso una pecora. L’amore per la giustizia, forse più forte di quello per il suo amico quadrupede, portò lo scrittore a dimostrare agli accusatori che il povero cane non avrebbe mai potuto uccidere un altro animale, semplicemente perché aveva una malformazione alla mandibola che rendeva impossibile un simile intento.

Un altro caso risolto dal padre del giallo, ma tutto l’impegno non gli è valso a surclassare la fama del suo antagonista di carta.

(A.C.)

scritto da:

Annachiara Chezzi

Laureata in Scienze della Comunicazione e specializzata in Gestione delle Attività Turistiche e Culturali, è creatrice ed articolista di Cult Stories. La sua innata curiosità la spinge a non accontentarsi di nuotare in superficie e a voler approfondire gli argomenti che tratta.

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