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Francis Bacon, l’arte della carne

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Francis Bacon, studio per il ritratto di Innocenzo X

Francis Bacon è stato uno degli artisti più eccentrici del nostro secolo; la sua arte urlava la fragilità ed il marciume della vita, quella vita che egli stesso ha vissuto sempre al limite della moralità, in un succedersi vorticoso di esperienze estreme.

La vita del giovane Francis si svolge inizialmente nel sud est dell’Irlanda ed è segnata da un difficile rapporto con i familiari. Malato di asma, è costretto ad assumere spesso morfina e a rifuggire la vita all’aria aperta e la compagnia degli animali, compresi i cani ed i cavalli che il padre, fanatico della caccia e di tutte le competizioni maschili all’aria aperta, alleva con tanta cura. Le sue condizioni di salute e la continua ricerca di affetto genitoriale aumentano il disprezzo del padre, un collerico e dispotico capitano dell’esercito in pensione, che invece lo vorrebbe atletico, aitante e più virile. Con il passare degli anni, il rapporto tra i due si deteriora sempre più, alimentando in Francis un sentimento di odio e, successivamente, di forte attrazione nei confronti di quella figura così autoritaria e distante. Un sentimento che non lo abbandonerà mai più e che ricercherà in ogni legame sentimentale.

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Francis Bacon

Quello della sessualità è un aspetto predominante della vita dell’artista irlandese, il quale già all’età di quattordici anni diviene consapevole della propria omosessualità, e che, secondo alcuni, gli costa l’espulsione dalla casa paterna a sedici per essere stato sorpreso ad indossare la biancheria intima della madre. Una delle tante versioni dell’accaduto narra che il padre, su tutte le furie per quella che considerava l’ennesima perversione decadente del figlio, ordinò agli stallieri di famiglia di frustare ripetutamente il ragazzo per punirlo e ‘redimerlo’ e che quest’ultimo, dopo le prime sofferenze, cominciò invece a trasformare il dolore in piacere, ponendo le basi di quello che sarebbe stato un aspetto fondamentale della sua vita e della sua arte: quel connubio di violenza e sesso che lo guidò verso un’estetica drammatica e tormentata. ‘Un pittore del sadismo, del terrore e della morte, il più duro, il più implacabile artista lirico del ventesimo secolo dell’Inghilterra, forse di tutto il mondo ‘ lo definì in seguito un famoso critico d’arte.

Cacciato irrimediabilmente da casa, Francis Bacon ripara a Londra e si inserisce negli ambienti intellettuali omosessuali che fin dai tempi di Oscar Wilde influenzavano fortemente il pensiero artistico e culturale della capitale inglese. La nuova vita che lo attende ha molto da offrirgli, e lui ne prende a piene mani, con avidità insaziabile. A Parigi conosce l’arte di Picasso e fa la scelta che lo avrebbe segnato per l’eternità, quella di diventare pittore. Nel frattempo i suoi eccessi si fanno sempre più estremi, caratterizzati dalla passione per il gioco d’azzardo, il bere e i ragazzi, che numerosi frequentano il suo studio. Le relazioni che instaura sono tormentate e selvagge; quella con Peter Lacy quasi gli costa un occhio, tanto sono brutali le percosse che subisce. In un impeto di sesso violento, dovuto in buona parte anche ai fumi dell’alcol, l’uomo solleva l’artista di peso e lo scaglia contro la finestra, ferendolo gravemente. In seguito all’episodio, secondo il biografo Richardson, ‘Bacon lo amava ancora di più ‘, e soprattutto creava. Il ritratto dell’amante è tuttora considerato uno dei pezzi più notevoli della produzione baconiana. Francis non ha mai nascosto le sue tendenze sadomasochiste, così marcate da rasentare la patologia, e così come era stato vittima delle aggressioni di Lacy, si trasforma in aguzzino nella relazione con il fragile George Dyer, un ladruncolo disperato raccattato nei sobborghi, che umilia e tormenta fino al collasso psicologico, tanto da spingerlo a togliersi la vita nel bagno di una camera d’albergo poco prima di un’importante retrospettiva.

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Francis Bacon, ritratto di Peter Lacy

Era ossessionato dalla carne e dalla sua corruzione Bacon; come affermò una volta: ‘ Noi tutti siamo carne, siamo potenziali carcasse ‘. Era creativo al punto da sperimentare qualsiasi materiale, compresa la polvere che raccoglieva dal pavimento del suo studio, ma preda di un insano narcisismo. Si tingeva i capelli con il lucido da scarpe, si lavava i denti con i potenti detersivi che si utilizzano per le superfici della cucina, sotto i pantaloni e la giacca portava calze a rete e biancheria femminile. ‘Sono diventato pittore per essere amato ‘ dichiarò prima di morire tra le braccia del suo ultimo amante,  perché, in fondo, era solo un ragazzino al quale era mancato l’affetto vero di un padre comprensivo.

(M.G)

scritto da:

M. Gatti

Autodidatta affamato di novità. Fondatore di Cult Stories.

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