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Il mito di Babbo Natale fra marketing e tradizione

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San Nicola, predecessore di Babbo Natale nelle leggende occidentali

Quella di Babbo Natale è una leggenda che non conosce confini geografici: in ogni parte del mondo, seppur con le dovute differenze folkloristiche, si narra di un uomo che, in un preciso periodo dell’anno, porta doni ai bambini. In Occidente questa figura è legata a San Nicola di Myra (il nostro San Nicola di Bari), vescovo dell’antica città turca, vissuto nel IV secolo d.C. Estremamente generoso, impiegò il lauto patrimonio ereditato dai genitori per sfamare i bisognosi, calando attraverso il camino o dalle finestre delle loro dimore cibo e denaro senza farsi vedere. Egli salvò tre figlie di un nobile caduto in disgrazia dalla prostituzione, elargendo loro le doti necessarie affinché si maritassero: ogni notte, per tre notti, fece recapitare una somma di denaro avvolta in un panno nella casa dell’uomo. Inoltre, durante il suo vescovato, si dice che abbia resuscitato tre bimbi crudelmente uccisi: questo ed altri episodi lo identificarono come il protettore dei bambini.

Nel Medioevo si cominciò a celebrare il Santo scambiandosi i doni nel giorno della ricorrenza della sua nascita, ossia il 6 dicembre. Nei Paesi protestanti del Nord Europa San Nicola perse la connotazione religiosa pur conservando le caratteristiche del benefattore. Qui viene chiamato Samiklaus, Sinterclaus o Santa Claus: San Nicola appunto. Le sue celebrazioni vennero affiancate alla ricorrenza cattolica della nascita di Gesù, per cui in molte regioni del mondo lo scambio dei doni avviene il 25 dicembre.

L’evoluzione di San Nicola in Babbo Natale si è sviluppata a partire dal 600, in Gran Bretagna. In queste regioni si raccontava di un signore che portava i doni ai più piccoli, coperto da un mantello verde con la pelliccia, la folta barba e il corpo robusto: era lo spirito della bontà del Natale. Due secoli più tardi, Charles Dickens si appropriò di questa figura per farne uno dei suoi personaggi nel Canto di Natale.

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Un’antica illustrazione di Santa Claus risalente al 1881

L’ aspetto dell’omone gioviale con folta barba bianca, occhialetti sul naso ed espressione paciosa  è frutto della penna di Clement Clarke Moore che, nella poesia ‘Una visita di San Nicola ‘ del 1822, descrive il Babbo Natale che conosciamo oggi (nei paesi anglofoni conserva il nome del suo ‘predecessore’, Santa Claus, o Saint Nicholas). Pare che lo scrittore si fosse ispirato al suo vicino di casa nella descrizione di questo personaggio.

Per quanto la leggenda del canuto benefattore fosse conosciuta un po’ in tutto il mondo, la celebrità autentica arriva grazie alla multinazionale per eccellenza: Coca Cola. Si dice addirittura che i suoi pubblicitari imposero al costume del personaggio i colori rosso e bianco, gli stessi del marchio della famosa bevanda. Questa teoria fu smentita da illustrazioni precedenti che raffigurano Santa Claus con abiti di quei colori, ma non è un’ipotesi così inverosimile, considerata l’influenza dei grandi marchi sul mercato.

Una cosa è certa: al giorno d’oggi non riusciremmo mai ad immaginare Babbo Natale diversamente rispetto a quello raffigurato sui manifesti pubblicitari.

(A.C.)

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Utilizzato da Coca Cola come ‘testimonial’ dei suoi spot fin dai primi decenni del ‘900, Babbo Natale fu sostituito solo nel 2005 dagli orsi polari

 

scritto da:

Annachiara Chezzi

Laureata in Scienze della Comunicazione e specializzata in Gestione delle Attività Turistiche e Culturali, è creatrice ed articolista di Cult Stories. La sua innata curiosità la spinge a non accontentarsi di nuotare in superficie e a voler approfondire gli argomenti che tratta.

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