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Mansour Bahrami, il giullare del tennis

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Mansour Bahrami al servizio

da leggere ascoltando: Kate Bush – Cloudbusting 

Ilie Nastase lo chiama ‘Maestro ‘, John McEnroeGenio ‘, lui preferisce farsi chiamare ‘il giullare del tennis ‘, per molti è semplicemente Mansour Bahrami, ‘il giocatore più dotato e divertente che abbia mai impugnato una racchetta ‘. Quella del tennista iraniano è una storia sorprendente e commovente, degna delle migliori cultstories sportive; una di quelle favole che servono a spronare chi crede fermamente nei propri sogni ed è convinto che, prima o poi, la determinazione darà i suoi frutti.

Nato ad Arak (Iran), sotto la monarchia dell’ultimo Scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi, e trasferitosi poco dopo a Teheran con tutta la famiglia, già da piccolo Mansour frequenta i campi sportivi al seguito del padre:

“Avevamo della terra e degli animali, mucche e pecore, stavamo bene, poi improvvisamente perdemmo tutto, forse la siccità, non so. La mia famiglia fu costretta a trasferirsi nella capitale quando avevo solo nove mesi; mio padre fortunatamente trovò lavoro come giardiniere nel più grande complesso sportivo della nazione, ma a me faceva male vederlo lavorare duramente a 60, 70 anni, per una paga misera”.

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Mansour Bahrami, Boris Becker e John Mcenroe al compleanno di Bjorn Borg

Tra piscine, campi da calcio, da volley e da tennis, Mansour si innamora subito del “gioco con la racchetta” e a cinque anni si fa assumere come raccattapalle, lavorando per pochi centesimi all’ora. Il suo è un amore proibito: il gioco del tennis è riservato solo a ricchi e diplomatici stranieri; e a lui, che vive con altri quattro familiari in un ambiente unico di circa cinquanta metri quadri, non rimane che restare a guardare. La passione però è troppo forte ed il piccolo comincia a giocare con “qualsiasi cosa assomigli vagamente ad una racchetta”. Palette, padelle, scope e rami secchi diventano preziosi compagni di gioco e la notte lo vede giocare a piedi nudi contro le pareti della piscina, quando viene svuotata. All’età di 10 anni il suo idolo e capitano della squadra iraniana di Coppa Davis, Sheezdad Akbari, regala al ‘suo raccattapalle preferito ‘ una scintillante Dunlop Maxply. L’emozione è così forte che Mansour non vede l’ora di provarla, si intrufola di nascosto in uno dei campi da tennis  e comincia a palleggiare; passano solo due o tre minuti quando i guardiani del centro lo circondano, lo picchiano selvaggiamente e, peggio, rompono la sua racchetta nuova. Il bambino torna a casa in lacrime e sanguinante, ma deciso a giocare come professionista, prima o poi.

Passano tre anni, la federazione sportiva manca di giocatori e qualcuno fa il nome del piccolo raccattapalle che continua imperterrito ad allenarsi con le padelle; non avendo altra scelta, i dirigenti decidono di tesserarlo: gli vengono date due racchette e, quel che conta di più, il permesso di allenarsi quando vuole, il ragazzo è euforico. Ci vogliono altri tre anni prima che la Federazione Iraniana Tennis si accorga di avere un piccolo prodigio tra le sue fila: è il 1973 quando, sotto sorveglianza, Mansour viene mandato a Wimbledon a giocare il Junior Championship.

Il mio accompagnatore mi lasciò tre giorni e tre notti chiuso in albergo senza mangiare, mentre lui era fuori a spassarsela. Quando finalmente lo vedo tornare mi dice: ‘Mansour, giochi tra un’ora.

Il suo avversario è la giovane rivelazione statunitense Billy Martin, la sconfitta è secca: 6-0, 6-0; eppure per il ragazzo è l’esperienza più bella della sua vita:

Non avevo mai visto un campo in erba, figuratevi pensare di giocarci. Io avevo solo due racchette a disposizione, Billy Martin, quindici. E’ stato fantastico.

Due anni dopo Bahrami torna in Inghilterra per debuttare nella Coppa Davis e vincere 9 degli 11 incontri singoli della competizione, ma il successo dura poco.

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Bahrami allo Statoil Masters a Londra nel 2012

I tempi mutano velocemente e con l’ascesa al potere dell’Ayatollah Khomeyni il tennis viene ufficialmente bandito dal paese, in quanto simbolo del capitalismo americano. Mansour passa le sue vuote giornate giocando a backgammon e sognando la fuga. Grazie ad amici di amici, riesce ad ottenere un visto per la Francia, ma le cose non vanno come aveva sperato. A Parigi non ha amici, non ha denaro, non ha un posto dove dormire, non ha nulla tranne i suoi vestiti da tennis e la racchetta:

Ho scelto la Francia perchè ci sono centinaia di piccoli tornei con premi in denaro, speravo di sopravvivere così, ma per avere il denaro devi vincere. Non sapendo dove dormire, camminavo per le vie della città, a volte mangiavo una baguette ogni tre o quattro giorni. Il tempo passò e cominciai a cambiare strada ogni volta che incontravo un poliziotto. Non volevo essere rimpatriato a causa del mio visto scaduto.

E’ il 1981 quando Mansour riesce finalmente a farsi notare agli Open di Francia, l’iraniano non va oltre il terzo turno, ma del suo caso si interessano L’Equipe e Le Figaro, i quali chiedono il rinnovo del suo permesso di soggiorno. Qualcosa comincia finalmente a girare per il verso giusto: Bahrami si fa notare per la sua tecnica eccentrica, fuori dagli schemi, per i suoi colpi spettacolari e divertenti, ma, soprattutto, per l’entusiasmo, vivo, vero, con il quale gioca a tennis; qualcuno comincia a chiamarlo ‘giullare ‘, per la sua incredibile capacità di intrattenere e coinvolgere il pubblico. Ha 30 anni quando entra nel professionismo maschile del circuito ATP, e 33 quando vince la finale di doppio degli Open di Francia, troppi secondo i più; ma a lui non importa:

Sono arrabbiato? No, non sono arrabbiato, mi sento un uomo molto fortunato. Ho perso nove anni della mia vita, Nastase dice che sarei potuto entrare nella top 10 mondiale, io credo che avrei potuto vincere anche a Wimbledon. Ma sono felice. Ora gioco 45 settimane all’anno e viaggio più di ogni altro tennista. Credo che per l’anima sia una buona cosa rimanere affamata per un certo periodo della vita. Amo giocare, amo far divertire gli spettatori. Non so dire quante partite ho perso facendo il giullare, partite che avrei dovuto vincere. Spesso vinco, ma se sento che il pubblico non si è divertito ci rimango male. Amo farlo ridere, quando il pubblico ride e si diverte sono l’uomo più felice del mondo“.

 

(M.G)

Curiosità:

– Una volta Bahrami ha raccontato il seguente aneddoto durante un’intervista:

Ho incontrato mia moglie Frederique un minuto prima del capodanno del 1981, intrappolato in un ingorgo sugli Champs Elysees. Era assurdo, ad un certo punto tutti hanno spento il motore, rimanendo seduti nelle loro auto. Mi sono guardato intorno e ho visto questa ragazza nell’auto accanto alla mia. Ho subito pensato che fosse molto carina, così ho abbassato il finestrino, le ho chiesto se parlava inglese, e lei mi ha detto di sì. Le ho domandato se fosse vero che tutti si sarebbero abbracciati e baciati alla mezzanotte, e lei mi ha detto di sì. Erano le 12 in punto, allora sono sceso e l’ho baciata e le ho augurato buon anno; non ho mai pensato che poi l’avrei sposata.

Mansour Bahrami ora vive a Parigi con la moglie Frederique e i due figli, Sam ed Antoine.

Video: Compilation delle giocate più spettacolari e divertenti del giullare del tennis

scritto da:

M. Gatti

Autodidatta affamato di novità. Fondatore di Cult Stories.

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