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Mark Hogancamp, il fotografo senza memoria

Mark Hogancamp è stato un muratore, un marinaio nella marina militare, un carcerato ed uno showroom designer, ma questo non conta, perchè nell’aprile del 2000 la sua vita è cambiata drasticamente.

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Mark Hogancamp

Divorziato e alcolizzato, Mark viveva in una roulotte e lavorava 10 ore al giorno in un ristorante di Kingston, New York, quando non era troppo sbronzo per alzarsi dal letto. Aveva 38 anni e la sua vita procedeva silenziosa verso il completo annullamento, finchè una sera, all’uscita di un bar, dopo l’ennesima sbronza, fu picchiato selvaggiamente da cinque uomini che lo ridussero in fin di vita, calciandolo ripetutamente sulla testa. Quando nove giorni dopo riemerse dal coma, il suo cervello aveva subito danni tali da fargli perdere la capacità di parlare e di camminare, ma soprattutto, la memoria. Grazie alle cure dei medici, Hogancamp ricominciò lentamente a riacquisire le sue abilità e sprazzi di ricordi, imparò a bere caffè e a fumare, piuttosto che tornare ad alcolizzarsi, ma la terapia aveva un costo e l’assicurazione sanitaria aveva smesso da un pezzo di coprirlo, così si ritrovò a dover affrontare da solo i suoi demoni.. come chiunque altro, del resto.

In fondo la vita non è che una lunga sceneggiata, della quale siamo i protagonisti ‘, pensò, e cominciò a ricostruire il proprio mondo. Nel giardino della sua casa edificò una città belga della seconda guerra mondiale in scala, popolandola di bambole ed action figures che rappresentavano sè stesso e le persone più importanti della sua vita, creando così una personalissima versione della terapia seguita in ospedale. Ogni giorno Mark dava vita a vere e proprie rappresentazioni teatrali tratte dai suoi ricordi, andando a ripescare nel ‘caos torbido ‘ della sua memoria, fatti ed avvenimenti che avevano come protagonisti lui e i suoi cari. La terapia funzionava: lentamente l’artista si riappropriò, giorno dopo giorno, di ricordi ed esperienze, arrivando a migliorare anche i movimenti e la coordinazione, quest’ultima, in particolare, fece un grande balzo avanti allorchè Hogancamp decise di cominciare a fotografare i suoi soggetti.

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Mark Hogancamp a Marwencol

Marwencol, questo il nome dato al fittizio universo che aveva creato, nato dalla fusione dei nomi Mark (sè stesso), Wendy and Colleen (due cotte giovanili), diventò presto un mondo reale, fatto di storie intense, drammatiche, passionali e comiche. La narrazione cominciò da un semplice espediente narrativo: la popolazione della città, costituita di sole donne, salva un pilota americano di caccia, abbattuto dalla contraerea nemica; i temi tuttavia sono molto personali e riguardano la violenza e la brutalità degli uomini, la sicurezza di trovarsi in un mondo di sole donne, la rabbia e la paura. Hogancamp fotografa tutti gli sviluppi degli intrecci che si vengono a creare e le foto, scattate con una vecchia Pentax, finiscono tra le mani del magazine Esopus e quindi in un’esposizione in una galleria d’arte di Manhattan. E’ un successo. Per lui comincia una nuova vita, fatta di quella serenità che gli permette di immergersi ancor più nelle atmosfere retrò di Marwencol e, soprattutto, di interpretare Captain Hogie, il suo alter ego di plastica, la cui cicatrice sul viso ricorda per sempre le ferite subite dal vecchio Hogancamp.

(M.G.)

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il matrimonio di Captain Hogie

Curiosità:

Nel 2010 la sua storia è stata portata sul grande schermo dal regista Jeff Malmberg nel documentario ” Marwencol, il villaggio delle bambole “, che vede la partecipazione di Mark Hogancamp nel ruolo di sè stesso.

Marwencol, di  Jeff Malmberg

 

scritto da:

M. Gatti

Autodidatta affamato di novità. Fondatore di Cult Stories.

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