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Pelé, la cultstory del Re del calcio

Un fotogramma del film ' Pelé ' del 2015 biografia cinema cult

Un fotogramma del film ‘ Pelé ‘

Edson Arantes do Nascimento, o più semplicemente Pelé è considerato da molti il più grande calciatore di tutti i tempi; con i suoi 1281 gol in 1363 partite è stato uno dei goleador più prolifici della storia del calcio; tuttavia ciò che lo rese O Rei , fu l’insieme delle sue caratteristiche: dalla precisione all’agilità, dalla velocità alla tecnica, Pelé era un giocatore completo.

un giovanissimo Pelé con la maglia del Santos

un giovanissimo Pelé con la maglia del Santos

La sua storia comincia nel 1940 nella cittadina di Três Corações (Tre Cuori), ed è subito un cult. Figlio dell’ex calciatore Dondinho, attaccante dell’Atlètico Mineiro e del Vasco da Gama ritiratosi per un infortunio, deve il suo nome a Thomas Edison, l’inventore della lampadina, in quanto il giorno in cui nacque fu lo stesso in cui arrivò finalmente la corrente elettrica in città. La povertà costrinse il futuro campione ad ingegnarsi per aiutare la famiglia, da bambino racimolava qualche moneta lustrando scarpe e svolgendo piccoli  lavoretti. Fu il padre ad avvicinarlo al gioco del calcio, proponendogli di entrare nell’ambito sportivo e consigliandolo nei primi allenamenti; una delle tante leggende non confermate racconta che l’uomo, per il quale il ragazzo nutriva un’ammirazione sconsiderata, vedendolo scalciare con forza da neonato, abbia commentato: ‘Il ragazzo ha la stoffa del calciatore, appena avrà l’età giusta vedremo se ne ha anche la voglia ‘.

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E di voglia il piccolo Edson ne aveva tanta: non potendosi permettere un pallone vero si allenava con qualsiasi oggetto fosse anche minimamente rotondo; spesso riempiva dei vecchi calzini di carta e li avvolgeva con del nastro adesivo, ma andavano bene anche pompelmi ed arance. A 5 anni si trasferì a Bauru, e nella scuola locale gli fu affibbiato il soprannome che ancora oggi lo accompagna, Pelé, frutto degli sfottò dei suoi compagni di classe che lo schernivano per come pronunciava il nome del portiere brasiliano: Pilè al posto dell’originale Bilè. Il Re ha sempre detto di non aver mai gradito quel nomignolo, eppure è quello con il quale è stato consacrato il miglior calciatore del mondo. Nel 1950 il Brasile ospita la Coppa del Mondo, la allora Coppa Rimet si gioca dopo ben dodici anni di pausa dovuti alla seconda guerra mondiale,  ma i sogni della nazione si infrangono contro l’Uruguay che rifila un sorprendente 2 – 1 ai padroni di casa, largamente favoriti. Dondinho, come molti altri, piange a calde lacrime la sconfitta e la scena impressiona il piccolo che giura solennemente al padre di voler vincere la coppa del mondo per dedicargliela; otto anni dopo la promessa viene mantenuta con una rete dichiarata dalla FIFA ‘uno dei più grandi gol nella storia della Coppa del Mondo ‘.

pelè testa pallone calcio cultstories foto palleggio Seleção nazionale cultgallery Parte di questo successo si deve anche all’intercessione di  Waldemar de Brito, ex nazionale brasiliano che credette in lui al punto da raccomandarlo alla dirigenza del Santos F.C. con queste parole: ‘ Credetemi, un giorno questo ragazzo sarà il più forte calciatore del mondo! ‘, dopo averlo visto giocare nella squadra locale. Ciò che lo convinse, secondo un’altra cultstory, fu l’abilità nel palleggio del giovane, messa alla prova per scommessa; si racconta infatti che de Brito conobbe Pelé quando per caso si fece lustrare le scarpe dal ragazzo. Nacque una discussione e quest’ultimo si vantò di poter palleggiare dall’alba al tramonto senza mai far cadere la palla, gli astanti dopo averlo deriso decisero quindi di scommettere con lui. Inutile dire che i palleggi del futuro re del calcio si protrassero ben oltre il tramonto, ma quello che veramente incantò l’ex giocatore fu l’eleganza dei movimenti ed il sorriso aperto con il quale accompagnava ogni tocco.

(M.G)

Curiosità:

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Nel 1969 pur di veder giocare il brasiliano, già famoso in tutto il mondo, viene proclamata una tregua durante la guerra civile in Congo. La partita era già in programma da tempo e dopo il match una delle fazioni in conflitto dichiara che lascerà ripartire la squadra solo se ne giocherà altre due. Per tutta la durata dell’evento ‘..non si sentì neanche uno sparo; se non fosse stato per i segni che la guerra aveva lasciato ovunque, avremmo potuto pensare di essere in un paese qualunque.’, ricorda il giocatore.

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Pelé, Zidane e Maradona, fotografati da Annie Leibovitz

Nel 2000 la FIFA lo nomina Giocatore del secolo, davanti al rivale argentino Diego Armando Maradona.

La maglia numero 10, che è diventata grazie a Pelè la maglia più indossata dai campioni di tutto il mondo, gli fu affibbiata per caso nei Mondiali di calcio del 1958 da un delegato FIFA, perchè la selezione brasiliana aveva dimenticato di fornire la lista dei numeri di maglia dei giocatori.

Tra le giocate più famose del Re vi è il drible de vaca, inventato probabilmente dal brasiliano Amorim, ma reso famoso da Pelé nella partita contro l’Uruguay giocata nei Mondiali del 1970.

Pelé è apparso in diverse produzioni cinematografiche ed in una serie televisiva. Tra le sue partecipazioni più celebri ricordiamo quella in Fuga per la vittoria (Escape to victory), girato da John Huston nel 1981. Il film si basa su un episodio realmente avvenuto durante la seconda guerra mondiale e annovera nel cast i migliori calciatori del tempo tra i quali, oltre allo stesso brasiliano:  Bobby MooreMike Summerbee e Russell Charles Osman per l’Inghilterra, John Wark per la Scozia, Paul Van Himst  per il Belgio, Osvaldo César Ardiles per l’Argentina, Co Prins per l’Olanda, Søren Lindsted per la Danimarca, Kazimierz Deyna per la Polonia, Hallvar Thoresen per la Norvegia e Kevin O’Callaghan per l’Irlanda, anche se non tutti interpretavano realmente sè stessi, per esigenze di copione. Nel cast furono scritturati anche Sylvester StalloneMichael Caine.

Video: il gol di Pelé alla Svezia nei Mondiali del 1958, il drible de vaca al portiere uruguaiano durante i Mondiali del 1970 e il gol in Fuga per la vittoria.

scritto da:

M. Gatti

Autodidatta affamato di novità. Fondatore di Cult Stories.

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