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Petrov, l’eroe sconosciuto che salvò il mondo

Kennedy_and_Khrushchev_in_Vienna_1961

Kennedy e Kruscev a Vienna nel 1961

Erano gli anni ’80 e la Guerra Fredda era ormai al culmine, la tensione fra USA e URSS cresceva con costanza e preoccupazione per il mondo intero. Entrambi i due schieramenti si vantavano del possesso, già dagli anni ’60, di armi atomiche che potevano distruggere il nemico in un batter di ciglia. Alla minaccia di Kennedy “abbiamo armi per distruggere 30 Russie ”, seguiva quella di Kruscev “noi abbiamo armi per distruggere un’America: e ci basta ”. Così come ci insegna la storia, la guerra fra queste due potenze fu un susseguirsi di intimidazioni più o meno cruente, ma mai tali da sfociare in un terzo conflitto mondiale. Tuttavia, ci fu un episodio particolare che poteva rovesciare le sorti di questa diatriba, con conseguenze per l’intera umanità.

Stanislav Petrov

Stanislav Evgrafovich Petrov, colonnello dell’Armata rossa

Settembre 1983: Stanislav Evgrafovich Petrov, colonnello dell’Armata rossa, classe 1939, era l’ufficiale di servizio al bunker Serpukhov 15, vicino Mosca. Il suo compito era quello di controllare il satellite e notificare ai suoi superiori un’eventuale aggressione nucleare contro l’URSS. In caso di attacco da parte degli Stati Uniti, la strategia sovietica era quella di contrattaccare con espedienti  nucleari su vasta scala, secondo la dottrina della “Mutual Assured Destruction”, che ispirò lo Stranamore di Kubrick. Nella notte fra il 25 e il 26 settembre, il computer segnalò un missile lanciato dagli americani contro l’Unione Sovietica. Petrov, conscio della sua enorme responsabilità (il destino del mondo era praticamente nelle sue mani) cercò di non farsi prendere dal panico e ragionò sul fatto che, in caso di un vero attacco da parte degli Stati Uniti, questi lo avrebbero fatto in maniera massiccia, e non con un unico missile, che non avrebbe causato ingenti danni. L’ufficiale pertanto bollò l’episodio come un falso allarme, ma solo pochi istanti dopo, il computer segnalò l’arrivo di altri quattro missili. I presupposti per un’offensiva vera e propria c’erano tutti, ma Petrov continuava a credere che si trattasse di un errore del computer. Chiunque altro, dopo ben due allarmi, avrebbe potuto dare avvio ad un vero e proprio inferno nucleare, che avrebbe distrutto la vita di milioni di persone. In quel lunghissimo momento, Petrov aveva il potere di scatenare o meno la Terza Guerra Mondiale.

Il colonnello però seguitava a pensare ad un falso allarme: sebbene i missili americani fossero diventati cinque, erano pur sempre pochi per un attacco vero e proprio nei confronti dell’URSS. Questa sua intuizione poteva costare cara alla sua patria, ed invece fu la sua salvezza. Si trattò davvero di un falso allarme: nessun missile americano era in viaggio verso l’Unione Sovietica.

Che fosse opera del destino o pura casualità, quella sera di settembre non era previsto che Petrov fosse di turno. Egli infatti sostituì un collega. Non sapremo mai come questi avrebbe potuto reagire di fronte al susseguirsi degli avvenimenti. Conosciamo però il nome della persona che può esser definita a tutti gli effetti l’eroe sconosciuto che salvò il mondo dall’apocalisse atomica.

(A.C.)

Petrov

Oggi Petrov vive in condizioni di semi povertà e dimenticato dall’opinione pubblica, in particolare da quella russa.

 

 

 

 

 

scritto da:

Annachiara Chezzi

Laureata in Scienze della Comunicazione e specializzata in Gestione delle Attività Turistiche e Culturali, è creatrice ed articolista di Cult Stories. La sua innata curiosità la spinge a non accontentarsi di nuotare in superficie e a voler approfondire gli argomenti che tratta.

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