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Totò, una vita consacrata all’arte di far ridere

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È una storia scritta con caparbietà e sacrificio, quella del Principe della risata, uno dei personaggi più importanti del nostro tempo, e che insegna a non abbandonare i propri sogni, anche quando tutto sembra remarci contro.

Fin da quand’era solo uno ‘scugnizzo ’, l’immortale Totò, nome d’arte di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, ma conosciuto semplicemente come Antonio De Curtis, ha dedicato la vita alla realizzazione della sua grande ambizione, far ridere la gente. Già da bambino, infatti, amava intrattenere i compagni di classe con smorfie e battute, dando vita a vere e proprie recite. Passava il tempo a studiare i movimenti delle persone più eccentriche che incontrava sul suo cammino (da qui il nomignolo di ‘o spione ‘ ) per poi imitarle allo specchio, accentuandone le particolarità.

Totò in Of Life and LoveIl percorso che lo ha reso il Principe della risata non è stato però affatto lineare, poiché gli è costato notevoli sacrifici fisici ed economici. Deve la sua comicità mimica ad una maschera del tutto particolare, storta ed asimmetrica quanto basta per strappare alle persone almeno un sorriso. Piuttosto che rammaricarsene, ha sfruttato la situazione a suo vantaggio, facendone il suo asso nella manica. Una battuta al momento giusto, accompagnata da gesti improvvisi e disarticolati e avrebbe potuto conquistare la platea! E, sembra strano a dirsi, anche delle bellissime donne!

Occhi disallineati, naso e mascella palesemente storti e tendenti a destra hanno dato vita ad un viso sconnesso ed unico nel suo genere: quello che pochi sanno è che non fu madre natura a donarglielo. Verso l’età di 10 anni, appena iscrittosi al collegio, durante un’improvvisata lezione di boxe, un precettore gli diede un pugno che storse irrimediabilmente il naso e la mascella, assumendo la particolare conformazione che tutti conosciamo. Per niente scoraggiato, Totò col tempo ha cominciato ad accentuare i suoi difetti fisici con veri e propri esercizi davanti allo specchio per esasperare le sue smorfie comiche: il fine era quello di rendere la mandibola ancora più mobile e disarticolata, che si prestasse bene per i suoi sketch. Il passo successivo era costruire un linguaggio non verbale che valorizzasse il suo particolare viso; a questo punto, l’attitudine da ‘spione’ gli corse in aiuto.

De Curtis ha consacrato la sua intera vita al mestiere di attore comico, e la perseveranza con cui affrontava le difficoltà lo hanno reso immortale non soltanto in patria. Pur con delle dolorose rinunce, non ha smesso mai di combattere per il suo sogno. All’apice del suo successo, Totò dovette fare i conti con una cecità parziale via via più invasiva, che lo ha costretto ad abbandonare l’amato palcoscenico, ma non il set cinematografico. Le parole di Federico Fellini spiegano perfettamente il miracolo a cui l’attore dava vita ogni volta che il personaggio rimpiazzava la persona: “Sorrideva con quel sorriso inerte e disarmato che hanno i ciechi. Adesso vengono due della produzione a prenderlo, uno da una parte e uno dall’altra, lo fanno camminare quasi sollevandolo come portassero una santo in processione, una reliquia. Nello studio tutto è pronto; facendogli evitare i cavi come in un labirinto lo conducono al centro del set potentemente illuminato, lo aiutano ad indossare il suo fracchettino, posa la bombetta sulla testa, ma ha ancora gli occhiali neri sugli occhi, non se li è tolti…

totò_decurtis_principe_cultstoriesMotore! Ciak! E solo a questo punto Totò si toglie gli occhiali ed è il miracolo. Il miracolo di Totò che improvvisamente ci vede, vede le cose, le persone, i segni di gesso che limitano i suoi percorsi, non due occhi, ma cento, che vedono tutto, perfettamente. E salta, piroetta, corre sgusciando via in un salotto zeppo di mobili, e la gente della troupe tutta attorno, gli elettricisti sui ponti si mordono le labbra per non ridere, si nascondono la faccia fra le mani. Stop. La scena è finita, si cambia inquadratura. Nel caos che segue ogni fine di ciak Totò si rimette lentamente gli occhiali e tende le braccia in attesa che qualcuno venga a prenderlo, e lo portano via infatti, piano piano, facendogli fare attenzione ai cavi, alle pedanine, alla gente. E’  tornato quella creaturina incredibile che prendeva il sole poco fa in giardino, un esserino incorporeo, un dolcissimo fantasma che ritornava nel buio, nell’oscurità, nella solitudine ”.

Al di là del suo aspetto esteriore, Totò ha saputo creare un vocabolario gestuale inimitabile e un repertorio di frasi ormai storiche, conosciuti, grazie a teatro, cinema, poesia e televisione, in tutto il mondo, tanto da consacrarlo nell’olimpo della commedia assieme a mostri sacri come Buster Keaton e Charlie Chaplin.

(A.C.)

in questa scena tratta da Totò di notte n.1 il principe della risata esibisce il repertorio di movimenti sincopati ed espressioni comiche che ha fatto di lui l’indiscusso Principe della risata:

scritto da:

Annachiara Chezzi

Laureata in Scienze della Comunicazione e specializzata in Gestione delle Attività Turistiche e Culturali, è creatrice ed articolista di Cult Stories. La sua innata curiosità la spinge a non accontentarsi di nuotare in superficie e a voler approfondire gli argomenti che tratta.

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